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Breve storia del blu

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Breve storia del blu

C’è un colore amiamo ricordare perchè aiuta da sempre a cogliere gli aspetti più sottili e profondi della vita: è il colore del blu.
E’ certo che la storia dei colori affonda le sue radici all’alba dei tempi ed il blu rimane quello più avvolto dal fascino arcano di un racconto tutto da svelare. Con questo spirito qui all’Antico Opificio Serico amiamo ricercare alcune delle sue espressioni cromatiche più raffinate, tratte dal Guado, o da quelle foglie da cui si trae la tinta dell’indaco, o da quella dura pietra semipreziosa che trova la sua casa in Afganisthan.

Di certo le tinte del blu hanno sfumature incredibilmente sottili che possono cambiare totalmente la percezione di un ambiente od un oggetto rispetto alla luce che lo circonda.

Nella storia il colore blu ha avuto alterne vicende e curioso è il suo percorso: nato dall’incontro tra luce e materia, è entrato nella nostra vita a poco a poco fino a diventare il colore più amato e utilizzato tanto nell’arte quanto negli oggetti di uso quotidiano. Gli egizi lo consideravano il colore degli dei, mentre ai greci e ai romani non piaceva affatto.

Se entriamo poi nella disciplina dell’ etimologia dei colori, scopriamo che la parola blu deriva dall’antico germanico blau e che l’azzurro viene dal persiano lazhward,  il nome originale del lapislazzulo. Così come il turchino e il turchese rimandano alla Turchia, paese in cui la pietra era molto diffusa. L’indaco proviene invece dall’India,  il celeste dal latino coelum, cielo.

A partire dagli antichi greci fino al rinascimento, le materie prime utilizzate per produrre il colore blu erano di origine naturale, sia nel caso della pittura sia per tingere stoffe e tessuti. Due erano i minerali utilizzati: il lapislazzulo e l’azzurrite, che venivano polverizzati e amalgamati da olii o sciolti nell’acqua. Nel mondo dei tessuti tuttavia si andava sempre pù ad utilizzare il distillato di due arbusti: l’indigofera (proveniente dalle Indie, dall’Africa e dalle Americhe) oppure il guado, che cresceva nell’Europa nel nord.

Dal 13° secolo, a cominciare dalla Francia,  ebbe inizio una fiorente attività produttiva per l’indaco, diventando molto richiesto in tutta Europa a tal punto che nell’800 cominciò ad essere prodotto artificialmente in Germania. Il periodo culminante del colore fu nel 1700, quando venne inventato un pigmento artificiale, il blu di prussia.

Negli ultimi 100 anni, l’azzurro è divenuto il colore preferito da oltre il 50% degli europei, è particolarmente utilizzato nella comunicazione ed è stato constatato che il suo abbinamento a prodotti come sonniferi, o di pulizia diventa un colore fondamentale per avere un riconoscimento dal mercato.

Secondo la teoria dei colori di Luescher, chi dà la preferenza al blu esprime il bisogno di quiete e serenità emotiva, oppure è un tipo calmo per natura, altruista, in pace con se stesso e con il mondo. Il blu è un colore che racchiude l’attesa, la magia, il mistero. Ci apre a dimensioni più mistiche, come per esempio il su utilizzo nell’arte islamica.

Una delle cose più affascinanti del blu rimane tuttavia il cielo. In teoria dovrebbe esser bianco ma non lo è e il motivo fu scoperto 150 anni fa dal fisico irlandese John Tyndall: il cielo è azzurro perchè la luce solare, che è bianca,  a contatto con l’atmosfera terrestre, si suddivide e i raggi blu, che hanno una lunghezza d’onda più breve degli altri, si diffondono in tutte le direzioni.

Ecco che ritroviamo dunque il blu nelle dimensioni più profonde: cielo e  mare, provocando l’intuizione di un naturale “infinito” data dal colore. Qualcosa che caratterizzò l’intera ricerca di Yves Klein, che aprì nuove prospettive su questo colore, offrendo così all’Antico Opificio Serico di individurare nuovi modi di osservare ed utilizzare il colore.

La scelta del blu è fatta di sfumature.

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